
Una romana di 31 anni, segretaria d’azienda: "Come le prostitute, per arrivare a tanto dovrà avere avuto grossi problemi e un cattivo ambiente".
Un 31enne di Urbino impiegato amministrativo in comune: "La società spesso sbaglia. Quindi è bene che faccia di tutto per curare chi ha bisogno."
Una casalinga 78 enne di Mola (Bari): "Speriamo che trovi chi lo aiuta... ma io non lo manderei in galera. Poveretto! Il drogato non è responsabile di se stesso: lo sono gli sciagurati che mettono in giro la droga."
Un 26enne disoccupato di Ostuni: "sulla droga le maglie penali sono molto più strette che per i reati finanziari o la corruzione".
Una 26enne di Padova, studentessa universitaria: "Nel momento in cui una persona è drogata penso che non sia completamente responsabile delle proprie azioni. Non lo si può trattare come un delinquente"
Una quarantenne della campagna torinese, centralinista in una piccola ditta: "Io ho avuto un rapporto sentimentale con uno che poi ho scoperto che si drogava. E’ stato uno choc. Per cui se ne incontro uno e sono in macchina cerco di metterlo sotto; così faccio un bene a tutta la società"
Un sacerdote 57enne di Montagnana (Padova): "Metterei lui in grado di disintossicarsi e la società di riavere un cittadino cosciente e responsabile. Priviligerei la difesa della società."
Una sessantenne contabile di Volturara Irpina (Avellino): "Io lo denuncerei perché se non viene punito dalla legge non cambia mai... E’ successo a me: sono stata scippata e io ho chiamato i carabinieri e l’ho denunciato".
Un 32enne romano, traduttore e interprete: "Per una questione di ordine pubblico, non per una questione morale. E’ una concezione utilitaristica: non per reprimere il comportamento in quanto immorale, ma per proteggere l’ordine pubblico".
Un impiegato d’ordine di 58 anni di Torre Annunziata (Napoli): "Ci vengono a rubare in casa e lasciamo perdere. Se continuiamo a lasciarli andare, dove andremo a finire?"
il drogato è pienamente responsabile dei reati commessi: la droga non è un’attenuante
Un 44enne di Ferrara, dirigente di un’associazione di volontariato: "Ogni persona, dal povero in canna a Giovanni Agnelli, è responsabile delle sue azioni e ne deve tener conto nei confronti della collettività."
Sessantenne romana, molto colta, ex avvocato, ex insegnante: "Nel momento in cui il ragazzo commette lo scippo, e quindi commette un’infrazione, il fatto che sia un tossicodipendente non è un’attenuante. Nella maggior parte dei casi i figli sono tutti educati alla stessa maniera; in quei casi c’è una forte volontà del soggetto. Devono essere puniti: la legge è uguale per tutti."
Una casalinga di 49 anni del Lido di Venezia, ex telefonista di albergo: "Nessuno gli dice di drogarsi, secondo me; chi si droga è una persona che non sa affrontare la vita."
Un tecnico elettronico forlivese di 43 anni: "Io sono contrario in assoluto al senso di impunità. Si arriva a delle farse come i malati di AIDS che, sapendo che non li possono arrestare, vanno a fare le rapine con la televisione che li aspetta per riprenderli".
Un’astigiana di 44 anni, segretaria in un’organizzazione sindacale: "La loro responsabilità non sta nelle azioni attuali, ma nelle scelte pregresse. Nessuno può più venire a dire che non sa cosa comporta drogarsi".