
Un piccolo imprenditore 50enne di Palmi (Reggio Calabria) "Non è detto che questo SS si sia comportato male con i detenuti. Quando le arruolavano, non gli dicevano mica che andavano a fare le guardie".
Un 29enne di Palmi (Reggio Calabria), agente di polizia con dichiarate nostalgie fasciste: "In fondo non ha fatto nulla di grave. A quei tempi era moralmente e legalmente lecito".
Una parmigiana di 31 anni, attrice dilettante: "Chiederei di testimoniare per dire quello che so, così almeno poi non potrei esser coinvolta in nessun modo nella situazione, che in fondo riguarda sempre un altro, anche se questa persona è mio padre."
Un’astigiana di 88 anni, professoressa di lettere in pensione: "Ormai la cosa è cosa fatta e non lo può più rifare. Non può rifare più nulla. Scagionatelo e buonanotte".
Un impiegato di banca teramano di 52 anni: "Dal momento che devo fare qualcosa di illegale, vado fino in fondo".
Un agente di polizia tarantino di 27 anni: "Per principio aiuterei mio padre. Se serve ad aiutarlo, visto che è stato un padre affettuoso, pago. Io sono attaccato a mio padre: lo farei scagionare, disonestamente ma lo farei scagionare."
Un tecnico informatico varesino di 28 anni: "Pagherei perché la mia vita è rovinata; cosa cambierebbe se lui venisse messo in prigione o meno, dopo trenta anni e dopo tutto quello che è successo? Io molto egoisticamente penserei alla mia vita."
Un sarto 74enne di Menfi (AG): "Come puoi pensare che una figlia vada contro un padre che l’ha cresciuta affettuosamente?" Un tecnico elettronico forlivese di 43 anni: "Il legame familiare è più forte di quello sociale".
Un impiegato d’ordine di 58 anni di Torre Annunziata (Napoli): "Visto che ormai la guerra è finita, la cosa è passata".
Un tecnico informatico varesino di 28 anni: "Pagherei perché la mia vita è rovinata; cosa cambierebbe se lui venisse messo in prigione o meno, dopo trenta anni e dopo tutto quello che è successo? Io molto egoisticamente penserei alla mia vita.
Un pensionato sardo di 58 anni, ex muratore: "viene da sé quello, di pagare. Anche se non è bene, non se ne può fare a meno";
Un pensionato 54enne di Nichelino (Torino), ex addetto alla manutenzione in una grossa azienda: "Farlo scagionare no, di fronte a tutti quei morti. Deve fare il suo dovere verso il padre tacitando la teste, ma non deve andare oltre: che il processo segua il suo corso."
Una romana di 32 anni, operaia in una ditta di pulizie "Sarei talmente amareggiata da questa scoperta che non riuscirei a intervenire in alcun modo".
Un ventisettenne di Lodi Vecchia, appena laureato in ingegneria, militare di leva e disoccupato: "Non interverrei in nessuno modo: in quel periodo non ero nemmeno nato!"
Un’impiegata di banca torinese di 29 anni: "E’ ovvio che non pagherei quella donna, ma non posso mettere nei guai mio padre."
Un contadino di Sutera (Caltanissetta), 69 anni, una lunga storia di emigrazioni alle spalle: "io starei sulle mie, perché cercando di scagionarlo; ci può essere la contraddittoria: che mi fregano i quattrini, e poi l’accusano lo stesso".
Un 28enne di Udine, praticante nello studio di commercialista del padre: "Cercherei di convincerlo a confessare, perché nella situazione non ha molte vie di scampo. Almeno così può sperare in una riduzione di pena."
Un consulente editoriale napoletano di 29 anni: "Una cosa vagamente simile è successa molti anni fa nella mia famiglia. Rovistando in una cassa fra le carte di mio nonno, che era stato vice-questore a Milano durante la guerra, mia madre trovò elenchi di famiglie ebree, con degli appunti che facevano pensare a date di consegna ai tedeschi. Benché la cosa non fosse certa, mio padre ha voluto che rompessimo i rapporti col nonno."
Una 32enne commessa di libreria di Castano Primo (MI): "Lo denuncerei perché non vorrei portare questo peso sulla coscienza. Ma chiederei alla corte di valutare il fatto che è stato un ottimo padre."
Una pensionata 67enne di Sini (Oristano), ex banconista in una mensa: "Ci sono state delle atrocità tali, e non va bene che i colpevoli restino sempre impuniti."
Una casalinga di 63 anni di Porto Ceresio (Varese), ex sarta e impiegata in un albergo: "Lui è mio padre, però di altri padri di famiglia ne ha fatto morire tanti. Nel campi nazisti si stava certo peggio che nelle prigioni di ora."
Una 39enne di Crotone, architetto in uno studio: "Già non avrei avuto rispetto per mio padre se vedevo che aveva idee naziste. In genere considero le persone non per l’affetto che danno a me ma per come si comportano con gli altri. Sparirebbe la figura del padre che mi ha amato e resterebbe solo la figura del criminale nazista."
Una milanese di 42 anni, redattrice di una casa editrice, ex quadro del PCI: "Inviterei io stessa la prigioniera a testimoniare, in modo che il responsabile di crimini orrendi sia punito. In questo caso lei non è una figlia; è un essere umano che risponde al resto dell’umanità."
Un operatore sociale 29enne di Montemurlo (Prato): "Direi le cose al tribunale. Mi parrebbe il modo più sincero di continuare ad avere un rapporto con mio padre".