
Una toscana, intervistata nel ’91: "se ci sono delle buone ragioni di principio a favore del funzionario, non c’è bisogno che questo cliente lo protegga individualmente giurando il falso!"
Una toscana, intervistata nel ‘91: "Mi sembra un po’ stupido, perché tanto sarebbe venuta fuori, questa faccenda"
Un trentenne fiorentino: "Mah, giurare il falso per evitare un licenziamento... il licenziamento è un gesto repressivo, è un errore del direttore... a parte che non credo si possa..."
Una fanciulla rimuove il problema negando la desiderabilità di farsi riassumere: "il funzionario sapeva di correre un rischio... Io non giurerei il falso... Gli direi: ‘poveretto, ha fatto il suo’. Poi, non vale neanche la pena di salvarlo: se io fossi il funzionario licenziato per aver fatto una cosa che si sentiva di fare, non vorrei che la banca mi riassumesse".
Una fiorentina, intervistata nel ’91 per la ricerca ARP: "lui non si deve sentire in colpa perché non lo ha messo nei guai. E’ andato nell’ufficio ma non gli ha chiesto nessun favore. E’ stato il funzionario che ha deciso per conto suo di rischiare..."
Un laureato in chimica, direttore di azienda e molto aziendalista, intervistato nell’inverno ’91, evita di giudicare lo spergiuro dicendo che "è un comportamento emotivo". Sollecitato dall’intervistatrice, rifiuta di giudicare lo spergiuro, con un evidente non sequitur per abreazione: "No, non lo giudico perché non approvo come ci si è arrivati: il cliente non si deve trovare in quella situazione perché il funzionario non deve aver fatto quello che ha fatto".
Un genovese 63enne, funzionario di ente locale: "Non giurerei il falso perché licenziandolo la banca gli ha fatto un favore. Una persona di coscienza che consiglia bene i clienti in una banca non ci può stare".
Un 29enne di Zola Predosa (Bologna), programmatore in una ditta di informatica: "Se il cliente avesse detto la verità, il comportamento della banca sarebbe venuto alla luce, e gli altri clienti avrebbero potuto imparare a pensare con la loro testa".
Un operaio 34enne di Collegno (Torino): "Poteva difendere il funzionario anche senza spergiurare. Bastava dire che lo aveva fatto in buona fede. Sotto giuramento c’è l’obbligo morale di dire la verità."
Un’operatrice sociale 35enne di Busto Arsizio (Varese): "Se tutti giurano quello che gli fa comodo giurare, tutto va a catafascio."
Un 29enne di Zola Predosa (Bologna), programmatore in una ditta di informatica: "Se il cliente avesse detto la verità, il comportamento della banca sarebbe venuto alla luce, e gli altri clienti avrebbero potuto imparare a pensare con la loro testa."
Un pensionato 71enne di Palmi (RC), ex autista di autobus urbani: Uno che giura il falso, uno che non rispetta la sua banca, una banca che inganna i clienti. Ma allora dove si va a trovare l’onestà?"
Una milanese di 24 anni, appassionata di arte e istruttrice di danze moderne: "Chi viola la lealtà sa a cosa va incontro. Se lo si copre, continuerà a farlo".
Un ligure di 57 anni, caporeparto alla Fincantieri: "A giurare il falso si va incontro a conseguenze spiacevoli... E in questo caso, siccome non c’è niente di penale... non c’è stato un omicidio, un furto..."
Una 53enne di Rho (Milano), ex socia di una ditta di relazioni pubbliche: "Per me un motivo sufficiente potrebbe essere solo una questione di vita o di morte."
Un’infermiera sassarese di 43 anni: "Per aiutare una persona onesta che va sul lastrico lo avrei fatto anch’io."
Un milanese di 35 anni, commesso in una libreria: "Diamine, dopo il favore che gli ha fatto! Magari ha guadagnato dei milioni."
Una 54enne di Capo d’Orlando (Messina), dirigente scolastico: "Non giura il falso per ingannare, ma per un fine di giustizia. Quindi lo giudico positivamente."
Un architetto 43enne di Bergamo: "Se la banca è un’associazione a delinquere, è giusto combatterla."
Un milanese di 29 anni, aiuto operatore in riprese televisive pubblicitarie: "il cliente fa bene a giurare il falso così ripaga con la stessa moneta la banca che imbroglia lui e tutti gli altri."
Una 55enne di Gallarate, che ha lavorato nell’industria tessile del marito: "Fa bene a punire la banca perché le banche sono ladre"
.Un pensionato di 58 anni di Valmontone (Roma), ex operaio: "Riconoscendo di avergli procurato un danno, cerco di rimediare al danno aiutandolo."
Un’anziana casalinga leccese: "Nella mia vita, quando ha causato un danno a una persona, anche senza volere, non mi sono mai tirata indietro."